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Il futuro delle filosofie |
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Crisi
della filosofia e pluralità delle filosofie. La
filosofia, in quanto istanza conoscitiva, viene considerata in crisi ormai
da qualche secolo (1). Tale crisi è dovuta a due fattori che possiamo
considerare concomitanti : il primo è la critica alla metafisica
ontologica fatta, con diversi metodi e diversi esiti, in primo luogo
da Hume e Kant (2), fino al tentativo, più raffinato e radicale,
effettuato nel nostro secolo dal Neopositivismo logico (3). Il secondo
fattore è il fatto che la scienza abbia progressivamente sottratto (almeno in apparenza) alla filosofia tutta una
serie di ambiti tematici che le avrebbero consentito di salvarsi
dall’attacco portato all’ontologia metafisica (4): si va dal mondo
fisico alla vita biologica per finire oggi alla mente ed alla conoscenza
stessa(5) ; quest’ultimo
ambito sembrava quello residuo e specifico anche agli occhi di molti di
quei filosofi che in nome della scienza avevano attaccato l’ontologia
metafisica, portando a compimento ultimo quello che si può definire“l’equivoco epistemologico”, e cioè il processo iniziato in
maniera sistematica nell’età moderna, grazie al quale si cercava
vanamente di ricostituire l’oggetto della conoscenza a
partire dagli strumenti della
conoscenza stessa, mentre
nell’età classica si tendeva a dedurre
la conoscenza dall’ontologia
(6). La
filosofia però ha imparato a convivere con questa quasi cronica crisi di
legittimazione e ne ha fatto occasione di rilancio , trasformandosi in
larga parte in meta-filosofia e cioè in
riflessione su se stessa e sul suo principale strumento ed orizzonte di
indagine : il linguaggio(7).
Da questa prospettiva ad un tempo storica e riflessiva, essa ha
riconsiderato la pluralità di
sistemi e di visioni-del-mondo che per Kant era stata uno dei principali
motivi della sua riflessione critica (8). Tale pluralità non è più
motivo di smarrimento, ma occasione di dialogo, di discussione, di arricchimento
di tutti gli attori del teatro filosofico. Tutto questo naturalmente, a
meno che non ci sia un irrigidimento dogmatico dovuto spesso al fatto che
il filosofo tende in quanto tale a difendere un suo ruolo sociale eminente
e dunque a parlare ed a predicare da uno scranno accademico,
contrapponendosi in un quadro di competizione sociale ad altri pensatori
come uno stratega che si prepara alla guerra. Tale impedimento ad un
sincero e fecondo confronto è stato immortalato nei suoi esiti spesso
ridicoli da Marx in alcune stupende pagine
dell’ “Ideologia tedesca”(9). La
situazione odierna ha diverse premesse
e diversi antecedenti. Dietro l’attuale pluralismo epistemologico
e filosofico si cela nel
breve periodo lo stesso hegelismo.
Il sistema hegeliano si può infatti ( per la sua circolarità,
l’interdipendenza forte tra i
suoi momenti e la contraddizione
che ne è il motore) rappresentare in una sorta di struttura rizomatica(10). Questo è alla radice delle sue ambiguità, (si
pensi ai rapporti problematici tra Idea e Natura, tra Natura e Spirito,
tra dialettica ed istanza sistematica, tra metodo e scienza, tra
l’immane potenza del negativo e la Totalità conciliata, tra Spirito e
Storia, tra Storia ed istanze politico-giuridiche di legittimazione) ed
anche del processo di compimento/dissoluzione(11)
che lo ha infine caratterizzato. Ma a dire il vero si potrebbe parlare di
una vera e propria “esplosione”
del sistema hegeliano, alla maniera di una supernova, che ha proiettato
una molteplicità di temi, di momenti, di varianti interne al sistema
stesso che da sole hanno poi generato altre prospettive filosofiche
indipendenti se non in contrasto con l’hegelismo stesso(12). Ma
il pluralismo filosofico ha anche radici e ragioni più remote : già
la molteplicità delle diverse visioni-del-mondo dei Presocratici (che
tanto rendevano perplessi i loro successori in patria ) è un indizio
importante. Ma la cosa essenziale a tal proposito è il fatto che, lungi
dall’essere miracolo esclusivamente greco, la filosofia si è originata
in tre tradizioni tra loro
relativamente indipendenti : quella greca,
quella indiana e quella cinese.
In generale il pensiero
“occidentale” nelle sue più disparate varianti(13) ha sempre negato
le radici anche extraeuropee della filosofia : si è parlato
dell’eccessiva commistione tra pensiero orientale e religione, della
mancata valorizzazione della razionalità (e della autonomia procedurale
del pensiero), dell’assenza di un concetto di realtà esterna al
soggetto naturalisticamente intesa, della scarsa valenza intersoggettiva e
politica della riflessione e del pensiero. Basta però leggere una
qualunque delle storie della filosofia indiana e/o cinese(14) per rendersi
conto che le tematiche trattate e le soluzioni proposte rientrano a pieno
titolo nella tradizione filosofica (15). Si
può piuttosto tentare di spiegare
perché questa rimozione storica e culturale così diffusa e pervicace :
rammentandoci sempre che si va in cerca di un’eredità quando non ci si
riesce a guadagnarsi da vivere, in primo luogo va ricordata
l’istanza di legittimazione dell’imperialismo culturale,
politico ed economico che le potenze europee e poi il c.d. “mondo
occidentale” ha esercitato sui paesi di quello che è stato poi chiamato
“Terzo Mondo” ( Hegel è stato uno dei primi campioni di questa
tendenza eurocentrica)(16). Conseguentemente a ciò, c’è stata
addirittura una rimozione linguistica e culturale tanto che, quando si
parla genericamente di “Oriente” si intende comprendere civiltà,
culture, storie molto diverse ( come quella egiziana, assiro-babilonese,
persiana, indiana, cinese, giapponese, indonesiana, indocinese etc.) in un
grande minestrone semantico ( e questo è francamente squallido)(17). Il
termine viene in questo modo “usato” (in senso illecito) come cartina di tornasole per la ridefinizione
del termine “Filosofia” da parte di un singolo pensatore o di una
specifica corrente di pensiero. Così infine esso viene terroristicamente
agitato per nobilitare beghe condominiali e censure uterine tra accademici
e vari operatori culturali allo stesso modo con cui sotto lo stalinismo si
utilizzavano termini come “revisionismo”, “socialfascismo”,
“volontarismo” con effetti, ahimè, ben più rilevanti dal punto di
vista demografico. La pigrizia mentale ed i pruriti religiosi fanno il
resto : si pensi ai manuali di storia della filosofia dove la
filosofia indiana e/o cinese non vengono affrontate(18), o se lo sono,
vengono trattate in un solo capitolo, magari quello iniziale (19), per cui
Chu Hsi, pensatore cinese del XII secolo della nostra era viene prima di
Platone o addirittura dei Sumeri e degli Egiziani, e questo alla salute ed
alla faccia del senso della storia ! Del
resto la tendenza del filosofo a ridefinire ( come abbiamo visto) la
Filosofia ad immagine e somiglianza della propria
filosofia è forte ed andrebbe sfumata. Si
parla di filosofia come ragionamento
elenctico (20) nel senso che si basa su argomentazioni riflessive
che si fondano in ultima istanza sull’elenchos; c’è chi invece parla
di razionalità laica in cammino ( ad es. Popper ) : non si nega a
tal proposito né la centralità dell’argomentazione apagogica in filosofia o del fascino della ricerca senza fine, ma in
questa sede si ritiene che sia più opportuna una definizione a maglie
larghe e lasciare alla libertà di pensiero dell’individuo il compito di
determinare un percorso che vada bene per se stesso e sia semmai passibile
di un confronto con quello degli altri. In tale ottica va segnalato che la
filosofia, seppure si strutturi nel corso del suo sviluppo in forme
rigorose e con procedure autonome, nasce e continua a nutrirsi in un
terreno che si potrebbe definire esistenziale-religioso (21), e cioè nella ricerca di un atteggiamento
appropriato nei confronti delle grandi questioni dell’esistenza umana :
la bellezza del mondo, lo stupore(22)
e la curiosità nei confronti della natura ; il passare del tempo,
l’ineluttabilità della morte e del dolore ; il rapporto con gli
altri e la forza dei sentimenti etc. Nella
ricerca di questo atteggiamento è importante avere una rappresentazione complessiva
che metta insieme ed armonizzi tutte queste istanze(23). La filosofia
nasce da questa attività di elaborazione che diverge dalla religione per
due fattori essenziali : Le religioni nascono da esperienze, bisogni,
narrazioni che sono proprie di una comunità e sfociano in
rappresentazioni pubbliche e collettive. In quanto tali esse tendono ad
essere soppiantate non tanto dalla filosofia o dalla scienza, quanto dalla
politica. La filosofia invece nasce da una riflessione individuale e
spesso non ha ( o non pretende di avere) un’ incidenza sociale
immediata. Anzi il filosofo tende di preferenza a rifiutare un ruolo
sociale ben definito(24) il che lo rende capace di mettere in crisi anche
inconsapevolmente l’aspetto socialmente legittimante delle
rappresentazioni date della realtà. Inoltre la filosofia nel suo processo
di elaborazione segue vie di cui non sempre intuisce o determina gli esiti
conclusivi e proprio questo è il momento di maggiore fascino di questa
disciplina che vive della tensione, dell’oscillazione tra esigenza
religiosa di serenità e di sinecura, lo stimolo della curiosità,
dell’avventura nel mare aperto del pensiero e l’esigenza di rigore e
di verifica intersoggettiva. Dunque né mera religiosità, né mera
ricerca, né mera scienza, ma un’armonia
discorde tra queste tre
istanze.
Anche
il problematico presente delle filosofie è gravido di futuro : da un
lato si intravedono tentativi di sintesi tra la tradizione analitica e la
tradizione ermeneutica (25), dall’altro si cerca di unificare scienze
naturali e scienze umane utilizzando nuove categorie ( Piaget, Von
Foerster, Prigogine, Thom, Morin)(26) ; vi è infine chi elabora
filosoficamente utilizzando in maniera più libera e spregiudicata
l’apporto del pensiero orientale(27). La New Age è la versione popolare
di quest’ultima opzione. Filosofia negativa e filosofia positiva. Oltre
queste e magari altre tendenze già in atto, ci sono ulteriori
possibilità di pensiero che vanno indagate. Se ne potrebbero
individuare per es. già due tra loro molto diverse ma in un certo senso
complementari e che potremmo chiamare rispettivamente Filosofia negativa e
Filosofia positiva. Il termine ricorda l’ultimo Schelling e forse non è
del tutto un caso. La critica che quest’ultimo faceva al Panlogismo
hegeliano da un lato ricorda la querelle che riguarda l’argomentazione
apagogica nei suoi molteplici livelli e che dunque rende Schelling ed
Hegel come la faccia apparentemente duplice del nastro
di Moebius, due gemelli che
si oppongono tra di loro ma che sono indissolubilmente legati tanto che
varrebbe la pena considerare l’intero Idealismo tedesco ( più che l’hegelismo)
un unico percorso filosofico interconnesso ed articolato in diversi
momenti. D’altro canto tale critica è la forma generale delle “coupoure”
( rotture epistemologiche) operate poi da Kierkegaard, Schopenhauer e
Marx, per cui si può dire che nell’ “esplosione” dell’ hegelismo,
Schelling ha svolto la funzione ad un tempo di miccia e di scintilla(28).
In questa critica Schelling considerava l’hegelismo una Filosofia
Negativa che riguardava cioè il Possibile
nella sua astratta purezza, mentre la propria sarebbe stata la Filosofia
Positiva che avrebbe tematizzato l’Esistente nella sua irriducibilità e nella sua primazia.
Considerando complementari i due approcci filosofici si può ritenere di
poter in un certo senso giocare su entrambi i tavoli, riprendendo la
dicotomia armonica tra via ( o teologia) negativa e teologia positiva,
oppure tra contemplazione e processione nel Neoplatonismo(29). In questa prospettiva il primo
livello è l’ascesa filosofico-metafisica sino alla Contraddizione che
è il compimento/dissoluzione di ogni percorso ontologico ; il
secondo livello invece è la ricostituzione di un sapere filosofico in
quanto prassi all’interno
dello spazio ad alta densità di opzioni teoretiche evidenziato
dall’emergere della Contraddizione. Ma andiamo per gradi : La
Filosofia Negativa o Ontologia metafisica possiede all’inizio del nuovo
millennio uno strumento ormai raffinato dalla Logistica ( Boole, Frege, Russell) dal Neoempirismo ( Wittgenstein, Carnap, Schlick, Neurath) dall’Analisi
filosofica ( Strawson, Waismann, Wisdom, Urmson) dalla F. analitica
americana ( Quine, Goodman, Putnam, Kripke, Lewis). Dunque essa ha
qualche chance in più per aggredire di nuovo i
limiti del linguaggio
( per dirla alla maniera di Wittgenstein), cercando di farlo in
barba ai divieti di Hume e Kant.(30)
Questo programma di ricerca oltre che ricostruire le categorie
metafisiche tradizionali(31) ed evidenziare i presupposti ontologici delle
diverse e successive teorie scientifiche(32), deve principalmente: ·
prendere
spunto dalle antinomie
logico-matematiche ( e dalla più generale crisi dei fondamenti della
matematica )(33). ·
individuare
le analogie tra queste tematiche e le aporie
del pensiero metafisico e mistico ( occidentale ed orientale)(34). ·
tentare
il superamento di queste
antinomie rispettando il principio di non-contraddizione magari elaborando
una ontologia razionalistica dell’Infinito(35). ·
infine
riflettere su di un’altra scandalosa possibilità e cioè quella di
considerare la Contraddizione
chiave per l’interpretazione della Realtà intesa come Totalità
Infinita (36).
Quest’ultima strada è per chi
scrive molto affascinante : il principale ostacolo a tale svolta
filosofica, al cui orlo si giunge sempre senza fare però ulteriori passi
in avanti, è la banalizzazione
delle infinite possibilità che la Contraddizione comporta, banalizzazione
che è ben espressa logicamente dal teorema dello Pseudo-Scoto (37) :
il quodlibet che sequitur
ex contraddictio ( uno scolastico direbbe ex
falso oppure ex impossibile)
ha un’insipidezza che paralizza ogni buona intenzione. Ci sono a loro
volta due possibili rimedi a tale stallo : Il
primo di più lunga lena è un incontro
ancora più forte con le pratiche mistiche e meditative della tradizione
indiana e cinese ( religiosamente meno vincolate di quelle della
tradizione cristiana)(38) grazie alle quali si potrebbe ipotizzare la
possibilità di fare della Contraddizione un’esperienza che va vissuta
consapevolmente, e dunque di rendere gioiosa e feconda l’infinità di
opzioni che ne conseguono, in modo che la mancanza di senso diventi ricchezza
di senso (39). Il
secondo rimedio consiste appunto in quella che chiameremo Filosofia
Positiva. Tale percorso potrebbe partire dal riconoscimento che la
Contraddizione è solo il punto più alto della dinamica ascendente della
Filosofia Negativa, ma che non può essere confermato (in presenza di
regole di deduzione basate sulla non contraddizione) nel prosieguo del
percorso filosofico ; di esso rimarrebbe solo una traccia nella
consapevolezza dell’inutilità
di una fondazione assoluta e della possibilità di un inizio più debole
che rispetti il principio di non-contraddizione e costituisca una prassi
del pensiero, una pratica che dia luogo ad una versione coerentista
ed elenctica ad es. del
sistema hegeliano, formulazione un po’ più formalista e cosmetica del
vero e proprio “campo minato”
che la Filosofia Negativa aveva tracciato. Tale processo però sia pur più
permissivo potrebbe apagogicamente determinarsi solo fino ad un certo
punto oltre il quale il meccanismo gira a vuoto perché incapace di darsi
un contenuto sufficientemente più concreto senza ricorrere ad una certa
empiria, una certa datità. Per questo motivo si dovrebbe a questo punto
accettare a livello formale il principio metafilosofico della discontinuità,
secondo il quale il discorso filosofico si può interrompere
( e può ricominciare, aggiungiamo noi) dove e quando si vuole(40).
Sempre a livello formale, per evitare nuove banalizzazioni legate a tale
principio, si potrebbe pensare alla costituzione tramite “fiat”
di nuclei problematici al cui fondo ci sono delle questioni, delle domande la cui formulazione può tentare di vincolare la logica
delle possibili risposte(41) . Attorno
a tali domande, a secondo della condivisione dei presupposti ad esse
impliciti, si può aggregare un numero più o meno alto di strategie
filosofiche di risposta : quante più risposte attira una questione,
tanto più si costituisce un universo
di discorso condiviso, all’interno del quale il conflitto delle
interpretazioni può essere regolato. Naturalmente il senso delle domande
viene più propriamente elaborato quando l’interpretazione delle
variabili interne alle domande stesse viene tratta dal deposito
storico, tradizionale, empirico di dati e di problemi che ci sono
tramandati o che ci vengono di contro, che a sua volta può essere
chiamato orizzonte fenomenologico e cioè la realtà naturalisticamente e
socialmente costruita . La
natura complessa, articolata ma anche compatta di questa realtà
consiste in quel notevole residuo storico(42)che rende possibile una
risposta alla radicale domanda di senso che è apparsa provvidenzialmente
in una fase già avanzata dell’avventura storica dell’uomo : in
realtà al nichilismo dei valori si può dare risposta, proprio perché la
crisi è di abbondanza, non di penuria, sia in senso materiale che
culturale) e richiede non la creazione di un senso che non c’è, come
vuole l’improvvida metafisica dell’Esistenzialismo, ma una scelta
forse etica tra opzioni diverse. NOTE 1. Hume, David - Trattato della natura umana - in - Id. - Opere vol. I - Laterza, Roma - Bari 1987 pp. 5-10. 2. Per un esposizione di queste critiche v. Kalinowski Georges - L’impossibile metafisica - Marietti, Genova pp. 11-72. 3. L’apice di questa pars destruens si è avuta con Carnap, Rudolf - L’oltrepassamento della metafisica attraverso l’analisi del linguaggio - in AA.VV. - Il Neoempirismo - UTET, Torino 1969 pp.504-532.* 4. Molti pensatori hanno messo in relazione la crisi della Filosofia con il forte progresso delle scienze. Per tutti valga Piaget, Jean - Saggezza ed illusioni della filosofia - Einaudi, Torino 1975 segnatamente pp.52-135. 5. Per quanto riguarda la ricomprensione dell’epistemologia all’interno della scienza stessa v. Quine, Willard van Orman - La scienza e i dati di senso - Armando, Roma 1987 e Churchland Paul M. - La natura della mente e la struttura della scienza - Mulino, Bologna 1992 soprattutto pp. 115-209. Per un’analisi parzialmente critica di tali tesi v. Vassallo, Nicla - La naturalizzazione dell’epistemologia - Franco Angeli, Milano 1997. 6. Per quanto riguarda una critica all’istanza epistemologica come procedura di legittimazione dell’attività filosofica si veda ( con opposte motivazioni e esiti altrettanto diversi ) Maritain Jacques - Riflessioni sull’intelligenza - Ed. Massimo, Milano 1987 p.27-86 e Rorty, Richard - La filosofia e lo specchio della natura - Bompiani, Milano 1983. 7. Tale importanza del linguaggio e del discorso meta-filosofico è ben analizzata negli studi di Franca D’Agostini che consigliamo a chi vuole avere un quadro chiaro, coerente e abbastanza completo della filosofia del nostro secolo. In particolare D’Agostini Franca - Breve storia della filosofia nel ‘900 - Einaudi, Torino 1999 e Id. - Analitici e continentali - Raffello Cortina Editore, Milano 1997. 8. Kant, Immanuel - Critica della ragion pura - Laterza, Roma-Bari 1981 pp. 15-19. 9. Marx, Karl Engels, Friedrich - L’ideologia tedesca - Editori riuniti, Roma 1993 pp. 3-6. Che poi
Marx coinvolgesse in un giudizio complessivamente negativo tutta la
filosofia a sfondo metafisico del passato, cercando una via d’uscita
dalla pura teoresi è un esito di una non ancora pienamente raggiunta
riflessione metafilosofica, per il qual motivo la pluralità delle
filosofie diventa origine di una sorta di paralisi dell’agire*. 10.Sul rizoma come modello di strutturazione del sapere Deleuze, Gilles e Guattari, Felix - Mille piani - Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1987 vol. I pp. 3-36 ; Eco, Umberto - L’antiporfirio - in AA.VV. - Il pensiero debole - Feltrinelli, Milano 1983 pp. 52-80. Sul carattere aperto della filosofia hegeliana Geraets Theodore F. – Lo Spirito assoluto come apertura del sistema hegeliano – Bibliopolis, Napoli e Id – La logica di Hegel tra religione e storia – Guerini e ass. Milano 1996 11.Il primo a teorizzare un certo esito del sistema hegeliano è stato Haym ; la tesi delle filosofie post-hegeliane come esito anche filosofico del compimento/dissoluzione dell’ hegelismo è ripresa da Lowith Karl – Da Hegel a Nietzsche – Einaudi, Torino 1949. L’ultima versione di tale teoria è in D’Agostini Franca – Breve storia… op. cit. – pp. 6-8. 12.
Si
pensi al marxismo che accetta la Storia e la Dialettica, ma rifiuta
l’Idea e forse la Filosofia intesa teoreticamente, oppure allo
storicismo che accetta lo Spirito e la Storia della Filosofia, ma rigetta
la Naturphilosophie ed il Sistema, oppure ancora Kierkegaard e Nietzche ,
che accettano l’esigenza del Concreto e il senso della Realtà, ma
rifiutano la conciliazione del Logos 13.
es.
Hegel George Wilhelm Friedrich - Lezioni sulla storia della filosofia - La
Nuova Italia, Firenze 1981 vol. I pp. 110-166 ; Zeller Eduard,
Mondolfo Rodolfo - La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico - La
Nuova Italia, Firenze 1967 Parte I vol. I pp. 1-99 ;
Heidegger Martin – Cos’è la Filosofia ? – Il Melangolo,
Genova 1981 pp. 13-17 ; Maritain Jacques - Elementi di filosofia -
Massimo ed., Milano 1988 pp. 41-54 ; Preti, Giulio - Storia del
pensiero scientifico - Mondadori, Milano 1975 pp. 5-32. 14.
AA.VV.
( a cura di Sarvepalli Radhakrishnan ) - Storia della filosofia orientale
- 2 voll. Feltrinelli, Milano 1978 ; Fung yu lan - Storia della
filosofia cinese - Mondadori, Milano 1990.* 15.
Scharfstein
Ben Ami – “Il dubbio alle loro due case!” La cecità occidentale nei
confronti delle filosofie non occidentali – in AA.VV. – Filosofia
analitica e filosofia continentale – ( a cura di Cremaschi Sergio ), La
Nuova Italia, Scandicci 1997 pp. 253-282. 16.
Schulin,
Ernst – L’idea di Oriente in Hegel e Ranke – Liguori, Napoli 1999;
Goody, Jack – L’Oriente in Occidente – Mulino, Bologna 1998 pp.
9-22; Di Meglio, Mauro- Lo sviluppo senza fondamenti – Asterios, Trieste
1997 pp. 67-98. 17.
AA.VV.
( a cura di Gabriella Sanna e Antonella Capasso) – Orienti e Occidenti.
Confronti e corrispondenze tra mondi e culture – Fahrenheit 451, Roma
1997. 18.
Reale
Giovanni – Storia della filosofia antica – Vita e pensiero, Milano
1991; Copleston, F.C. – Storia della filosofia – Paideia, Brescia
1978-1983* 19.
La
più meritoria è ( a cura di Dal Pra Mario) – Storia della filosofia
– Vallardi, Milano 1975-78 che dedica due voll. alla filosofia orientale
(purtroppo sono quelli iniziali). C’è poi ( a cura di Geymonat
Ludovico)- Storia del pensiero filosofico e scientifico- Garzanti,Milano
1970-78 che dedica un solo capitolo cronologicamente più centrato.* 20.
Hosle
Vittorio – Hegel e la fondazione dell’Idealismo oggettivo – Guerini
e associati, Milano 1991; Apel, Karl-Otto – Discorso, verità,
responsabilità – Guerini e ass., Milano
1997; Stelli, Giovanni
– La ricerca del fondamento – Guerini e ass., Milano 1995. A tal
proposito è opportuno replicare alle osservazioni di Enrico Voccia sulle
mie tesi circa tale argomento (v.
Nobile, Italo – Esiste verità? - e
Voccia, Enrico – Elogio della verità -
entrambi gli articoli in Porta di Massa V fascicolo, Napoli 1998
pp. 4-12 ) : a mio parere
Voccia, che afferma l’esistenza in tale situazione di una contraddizione
non pragmatica bensì sintattica, già considera dato quello che il
panlogista cerca di conseguire con l’argomentazione apagogica ; il
fatto che ci sia in tal caso una contraddizione pragmatica e che una
contraddizione pragmatica sia equivalente ad una contraddizione
sintattica è l’essenza dell’argomentazione apagogica e tale
argomentazione può essere contestata dal nichilista. Si trattasse di una
contraddizione sintattica nessuno oltretutto svilupperebbe
un’argomentazione complessa come l’elenchos ( tenendo presente che non
ci troviamo di fronte ad un teorema che implica la negazione di un
assioma, per cui sarebbe plausibile pensare ad una dimostrazione che
espliciti una contraddizione nascosta), a meno che quest’ultimo
argomento non possa essere considerato una sorta di terapia
linguistico-filosofica ( a la Watzlawick ) ; di fronte ad una
così solerte e premurosa invadenza mentale varrebbe a questo punto la
pena di ricorrere alla famosa formula : “medice, cura te ipsum !”.
Tranquilli comunque: la legge 180 in Italia salva tutti, nichilisti,
relativisti e panlogisti!
Sulla complessità dell’elenchos basti leggere Pagani, Paolo –
Contraddizione performativa ed ontologia – Franco Angeli, Milano 1999.
Sul carattere pragmatico della contraddizione relativistica Apel Karl-Otto
– Il logos distintivo della lingua umana – Guida, Napoli 1989 p. 87. 21.
Jaeger,
Werner – La teologia dei primi pensatori greci – La Nuova Italia,
Firenze 1962. 22.
Famosa
è la tesi del Protreptico di Aristotele sull’origine della filosofia;
per quanto riguarda posizioni che richiamano tale tesi: per Schelling v.
Pareyson, Luigi – La domanda fondamentale – in Annuario filosofico 8,
Mursia, Milano 1993 pp. 28-34; per Wittgenstein su tutto valga la prop.
6.44 del Tractatus.* 23.
Piaget
, Jean – Op. cit. – pp. 24,56,129,224,234. 24.
Per
la filosofia occidentale valga l’imbranataggine di Talete in Blumenberg,
Hans – La caduta del protofilosofo – Pratiche ed., Parma 1983; per
quella orientale Zhuangzi 17.81-84 in Graham, Angus- La ricerca del Tao
– Neri Pozza, Vicenza 1999 p. 236.
25.
Oltre
i già citati Hosle e Apel, si vedano Ricoeur, Paul – Filosofia e
linguaggio – Guerini e ass. Milano 1994,
Tugendhat Ernst – Introduzione alla filosofia analitica –
Marietti, Genova 1989, D’Agostini. Franca – Logica del nichilismo –
Laterza, Roma - Bari 2000. Infine il testo già citato AA.VV. –
Filosofia analitica e filosofia continentale – La Nuova Italia,
Scandicci 1997.* 26.
Un
ottimo sunto tematico in D’Agostini, Franca – Analitici e Continentali
– cit. pp. 472-498.* 27.
Radhakrishnan,
Sarvepalli – La religione nel mondo che cambia – Ubaldini, Roma 1967;
Murti, T.R.V. – La filosofia centrale del Buddhismo – Ubaldini,
Roma 1983; inoltre Tarca, Luigi – Elenchos. Ragione e paradosso nella
filosofia contemporanea – Marietti, Genova 1993 pp. 389-391 e infine si
attende la storia comparata della filosofia del già citato Ben Ami
Scharfstein che dovrebbe intitolarsi “ From Uddalaka to Kant” . 28.
Per
l’influenza del tardo Schelling sul pensiero successivo v. il succinto
Bausola, Adriano – Friedrich W. J. Schelling – La Nuova Italia,
Firenze 1975 pp. 17-25 e 38-48. 29.
Carbonara
Cleto – La filosofia di Plotino – Ferraro, Napoli 1954 pp. 285-295 e
313-322.* 30. Kalinowski Georges – Op. cit. – pp. 117-198 e Marsonet, Michele – La metafisica negata – Franco Angeli, Milano 1990. 31.
Rivetti
Barbò, Francesca – Essere nel tempo. Introduzione alla filosofia
dell’Essere, fondamento di libertà – Jaca Book Milano 1990; Emiliani
Alessandro – Da gli enti finiti al Superente infinito e personale che
conosce ed ama – ESD, Bologna 1992.* 32.
Antiseri
Dario – Filosofia analitica e semantica del linguaggio religioso –
Queriniana, Brescia 1974 pp. 101-115.* 33.
Odifreddi
Piergiorgio – Il vangelo secondo la scienza – Einaudi, Torino 1999;
Toth, Imre – Aristotele ed i fondamenti assiomatici della geometria –
Vita e Pensiero, Milano 1997. 34.
Rucker
Rudy – La Mente e l’Infinito – Fratelli Muzzio ed. Padova 1991. 35.
Cantor
Georg – La formazione della teoria degli insiemi – Sansoni, Firenze
1992 pp. 127-131. 36.
Chang
Garma C. – La dottrina buddhista della Totalità – Ubaldini, Roma
1974; Matte Blanco Ignacio – L’inconscio come insiemi infiniti. Saggio
sulla bilogica – Einaudi, Torino 1981. 37.
Malatesta
Michele – Dialettica e logica formale – Liguori, Napoli 1982 pp.
51-60. 38.
Per
rendersi conto di questo si veda l’immagine che un fenomenologo
cristiano si fa della mistica e come di conseguenza valuti le religioni
orientali: Van der Leeuw Gerardus – Fenomenologia della religione –
Boringhieri, Torino 1975 p. 394 e pp. 488-496. 39.
Per
una soluzione mistica della banalizzazione adombrata dal Teorema dello
Pseudo- Scoto v. Cusano
Nicola – La visione di Dio – Mondadori, Milano 1998 oppure Suzuki
Daisetz Teitaro – Saggi sul Buddhismo
Zen – Ed. Mediterranee, Roma 1977 vol. II pp. 15-207; per una soluzione
ermeneutica del problema valga la tesi dell’ infinito Palinsesto di Imre
Toth in Id. – Op. cit. pp. 60-66. 40.
Wittgenstein,
Ludwig – Filosofia – Donzelli, Roma 1996 pp. 43 e 75. 41.
Sulla
centralità della domanda in filosofia si veda, oltre le opere note di
Gadamer e Popper, il tentativo di unificazione di Antiseri, Dario –
Teoria unificata del metodo – Liviana, Padova pp.210-216. 42.
Sulla
natura di questo deposito cognitivo vale anche l’ermeneutica Gadamer,
HansGeorg – Verità e metodo – Bompiani, Milano 1983 pp. 312-437.* 43.
Nobile
Italo – La lotta di classe contro il linguaggio canonico delle scienze
– Nuove Ricerche metodologiche 56-58, Napoli 1997 pp. 7-10* 44.
Per
la natura cognitiva dell’arte v. Goodman, Nelson – I linguaggi
dell’arte – Il saggiatore, Milano 1976; senza contare la sempre
stimolante e controversa Estetica di Benedetto Croce. 45.
Sulla
possibilità di traduzione reciproca di diversi linguaggi sono
interessanti i tentativi di Carnap:
soprattutto valga Carnap, Rudolf- La sintassi logica del linguaggio –
Silva, Milano 1961.* 46.
Nonostante
l’impegno, la sensibilità, l’umorismo ciò vale anche per il
dibattuto saggio Sokal, Alan e Bricmont, Jean – Imposture intellettuali
– Garzanti, Milano 1999. *
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