Arte e Scienza

Un matrimonio obbligato

 

 

 

Il rapporto tra arte e scienza è ideale per stimolare conferenzieri allo sbaraglio e per parlare un po’ di tutto.Comprendere le ragioni di questa vaghezza inerente al soggetto considerato è molto facile :“Arte” e “Scienza” sono termini che comprendono pratiche e rappresentazioni varie e disparate, tanto che sarebbe molto meglio parlare di “Arti” e di “Scienze”, che al di là di un essenza comune, sempre definita e tutta da definire, si trovano ad avere paradigmi e metodi autonomi e differenziati.Tale molteplicità è il punto di partenza più adatto per consentire l’elaborazione di innumerevoli percorsi ipotetici , narrativi ed esplicativi la cui profusione è alla radice di quella vaghezza cui abbiamo accennato prima.  Volendo semplificare questa proliferazione caotica di proposte e di suggestioni, vale la pena elencare alcuni schemi generali nei quali si possono riconoscere le tesi circa il rapporto tra “Arte” e “Scienza” che sono il più delle volte esposte in convegni, articoli e pamphlet..

PRIMO SCHEMA

Il mondo studiato dalla scienza ha un ordine ed un’armonia interni che possono essere rispecchiati sia dalla matematica che dall’arte. Questa tesi può legittimare l’ipotesi di una Mente Universale che ha con il mondo un rapporto analogo tra quello dell’artista e della sua opera.

SECONDO SCHEMA

Il mondo è un processo in cui convivono Ordine e Caos ed in cui quest’ultimo è la radice di dinamiche teoricamente controverse ma esteticamente feconde come ad es. i Frattali.

TERZO SCHEMA

Alcune strutture e dinamiche naturali ispirano per motivi non sempre noti molte rappresentazioni artistiche : ad es. i cristalli la pittura, le conchiglie la scultura, le tempeste la musica strumentale, le montagne l’architettura, il canto degli uccelli la lirica, le figure geometrico-topologiche la computer graphic.

QUARTO SCHEMA

La nascita delle ipotesi scientifiche parte da intuizioni analoghe a quelle che costituiscono l’esperienza estetica e l’ispirazione artistica. Alcuni scienziati sembrano avere tanta fiducia in questa facoltà da non arrendersi tanto facilmente ad iniziali verifiche empiriche che non confermino le ipotesi così elaborate. Una variante di questo schema teorizza l’esistenza di strutture simboliche ed archetipiche che intervengono sia nell’elaborazione di ipotesi scientifiche sia in quella di rappresentazioni artistiche.

QUINTO SCHEMA

La scienza deve essere considerata come un’arte in cui ipotesi e teorie svolgono la funzione di rappresentazioni tra le quali è inutile un giudizio di maggiore o minore verosimiglianza, e che anzi vanno lasciate anarchicamente libere di articolarsi e di diffondersi nel tessuto sociale, allo stesso modo di quadri, sculture, spartiti e poesie.

SESTO SCHEMA

L’arte presuppone conoscenze scientifico-matematiche (si pensi alla preparazione matematica degli architetti, allo studio umanistico-rinascimentale della prospettiva pittorica, alla profonda conoscenza dei  materiali da parte di pittori e scultori, alle raffinate costruzioni matematiche individuate da Potter nel Canzoniere di Petrarca etc.) e la pratica secolare di artisti ed artigiani ha preparato e prepara ancora nuove rivoluzioni scientifiche, nuovi modi di sondare ed interrogare la realtà.

Tutti questi schemi sono anche parzialmente integrabili tra di loro, ma la cosa che interessa di più in questa sede è di pensare ad un’ulteriore ipotesi circa i rapporti tra “Arti” e “Scienze” che possa anche essere operativamente e storicamente feconda : se è vero che sinora il sapere scientifico si è poco diffuso nell’opinione pubblica e nel c.d. senso comune, che storicamente si evolve nel tempo, se è anche vero che la società è semmai utente passiva del sapere scientifico, si potrebbe allora immaginare ed auspicare una sintesi tra i contenuti della scienza ed i moduli espressivi dell’arte, o più precisamente tra la dimensione logico-matematica e la dimensione estetica e metaforica del sapere umano, in vista di quel completamento nell’elaborazione del sapere stesso che la cultura scientifico-tecnologica ha quasi consapevolmente interrotto a metà.Il paradigma filosofico che deve ispirare questo processo è quello per cui non v’è sapere effettivo che non si possa socialmente diffondere in modo da essere rielaborato e riprodotto da coloro che sinora sono stati meri utenti passivi.L ‘arte in questo complessivo e collettivo processo di ricostituzione delle scienze potrebbe svolgere un ruolo decisivo : in primo luogo l’educazione estetica ed artistica consente lo sviluppo e l’esercizio di facoltà essenziali anche nella ricerca scientifica, quali la percezione, l’immaginazione, la fantasia, la propriocezione. L’apprendimento di tecniche artistiche crea maggiore familiarità con materiali e processi di produzione di oggetti, presupposto fondamentale di un approccio libero da eccessiva astrazione e da alienazione dal mondo reale.L’esercizio delle facoltà espressive a sua volta permette una narratività linguistica che può ben rappresentare in concreto processi temporali irriducibili a categorie analitiche statiche.L’arte insomma ci può riconciliare con la realtà e con il linguaggio vivo e rompere quel dualismo tra qualità primarie e secondarie che domina la cultura moderna e che Husserl denunciò come causa di decadenza nella sua quasi profetica opera “La crisi delle scienze europee e la Fenomenologia trascendentale”.Essere consapevoli della storicità dei saperi, rimescolare i linguaggi, abbattere le frontiere della specializzazione, facilitare contaminazioni ed ibridazioni, permettere il controllo sociale delle tecnologie sono atti propedeutici alla creazione di un terreno di coltura da cui debbono essere tratte le sintesi teoriche  e pratiche che l’umanità attende, sia pure inconsapevolmente.